Ascolti on the road, un diario di bordo

Una settimana ha sette giorni, ciascuno dei quali solitamente trascorre nella totale anonimia musicale, almeno per la sottoscritta. La routine ci soffoca: non solo impone un ritmo ripetitivo e serrato di gesti e impegni sempre uguali, ma spesso genera quel tedium vitae che ci spinge a riprodurre sempre le stesse vecchie tracce, ammuffite ormai nel nostro iPod. Stanca di questa noia di vivere, ho deciso, in una giornata di insolito entusiasmo in cui probabilmente il sole splendeva più forte del solito, di iniziare un viaggio musicale di sola andata: ascoltare ogni giorno un gruppo che non ho mai ascoltato prima, questa la mia missione! E tenere un piccolo diario di bordo della prima settimana di ascolti on the road.

Day 1, 23/07/15, Bloc Party
Decido di ascoltare i Bloc Party perchè li aveva pubblicati una pagina che seguo su Facebook. Gruppo britannico immerso in un indie rock che strizza l’occhio all’elettronica, sono noti dal 2003, anno del loro primo acclamato successo Silent Alarm. Già dal ’99 avevano iniziato la loro attività con due singoli, grazie ai quali vengono definiti dalla rivista Drowned in Sound come “gli Strokes sotto anfetamina che incontrano i Cure” (fonte Wikipedia). Diciamo che il mio ascolto si è limitato perlopiù a Silent Alarm, e a qualche pezzo da Intimacy del 2008: interessanti i testi e ritmi piuttosto ipnotici; preferisco in linea di massima i primi lavori, più vicini ai miei gusti, ma li considero una scoperta simpatica: li appunto e vado avanti.

24/07/15, Titus Andronicus
I Titus sono stati l’ascolto più atteso della settimana, tant’è vero che non sono riuscita a pazientare più di tanto prima di ascoltarli: li conoscevo attraverso i Fast Animals And Slow Kids, nonchè miei beniamini, che li apprezzano moltissimo – non a caso, ascoltando una buona porzione della loro discografia ho scoperto di conoscere metà delle canzoni, già ascoltate inconsapevolmente nei tour report di quei criminali dei FASK. Provenienti dal New Jersey, nel sound non tradiscono la loro terra: si percepisce la presenza di Bruce Springsteen in ogni singolo pezzo. Importanti sono anche i The Clash e i The Pogues, chiari ispiratori del gruppo per il genere, una specie di alternative/punk rock con fortissime componenti folk, ma anche per la voce del cantante, che spesso strappa il fiato con urlati a dir poco emozionanti. The Airing of Grevances (2009) li presenta al pubblico con una sincerità viscerale, ma il concept album The Monitor (2010) ispirato alla guerra di secessione americana contiene perle difficilmente trascurabili.

25/07/15, Jon Spencer Blues Explosion
Questo gruppo mi è stato fatto ascoltare da un amico da cui ero andata a passare il weekend. Trio formatosi nel 1991 a New York, si muove con discreta agilità tra le sonorità del punk blues, che si sposano perfettamente con la passeggiata in macchina sotto la pioggia che è toccata a me e il mio amico, alla ricerca di qualcosa da fare in un pomeriggio nella campagna perugina. Direi che non mi hanno colpito troppo: la potenza non manca, soprattuto in alcuni pezzi come Blues X Man; altri mi hanno lasciato abbastanza indifferente. Nessuna ultrarivelazione, ma uno stile molto speciale.

26/07/15, Cage the Elephant
Il nostro ascolto avviene sempre in macchina, stavolta sulla via di ritorno verso Terni dopo un weekend devastante. Il ritmo di questo gruppo è molto gradevole, anche perchè si passa tranquillamente da un semi acustico mai banale come quello di Cigarette Daydreams, a esperimenti molto più arditi e interessanti come Teeth e Hypocrite in cui i suoni distorti la fanno da padroni e riescono a stregare con facilità. Questo per quanto riguarda l’ultimo (buon) lavoro della band, Melophobia, del 2013. Gli album precedenti, sebbene mostrino una minore complessità al livello sonoro, almeno a primo impatto, rappresentano un percorso coerente di un gruppo che sapeva già dove voleva arrivare, salvo lievi sbandamenti. Un bell’indie rock originale, con un’identità definita e cesellata: una bella scoperta.

27/07/15, T.Rex
Grave mancanza, lo ammetto, non conoscere questa pietra miliare del Glam Rock. Si tratta senza dubbio del gruppo più autorevole che ho ascoltato questa settimana: con la bellezza di 15 album all’attivo, vengono fondati nel 1967 a Londra da Marc Bolan, e sono destinati ad un enorme successo, secondi in Gran Bretagna soltanto a The Who e Rolling Stones. Sono considerati inoltre, insieme ad altre band della metà degli anni sessanta, precursori e ispiratori del punk rock. Non è difficile crederlo, basta ascoltare pezzi come 20th Century Boy, destinati a diventare inni generazionali ma anche grandissime hit. I T.Rex sanno portare in campo tanta energia, ma sono apprezzabili anche in una veste diversa, con chitarre folk in pezzi come I Love to Boogie – ovvero, come rispolverare i sogni anni ’50.

28/07/15, Bologna Violenta
Torno in Italia per oggi, dove mi aspetta qualcosa di sorprendente: Bologna Violenta, one man band risalente al 2005, progetto del polistrumentista trevigiano  Nicola Manzan. Che dire, da uno diplomato al conservatorio in violino mi aspettavo tutto tranne questo: un grindcore stupefacente, totalmente estraneo alle mie corde che però riesce in qualche modo ad attrarmi. E’ partito tutto dall’album Bologna Violenta del 2005, contentente 27 brani costituiti quasi esclusivamente di riff di chitarra senza melodie, ispirati ai polizieschi italiani anni ’70. Ma non temete, le melodie arriveranno: Utopie e Piccole Soddisfazioni (2012) aggiunge melodie ben più strutturate, e alla fine anche i più schizzinosi verso il genere noise music non storcono neanche più il naso. Sono presenti anche due tracce cantate, in cui ritroviamo la voce del caro vecchio Aimone Romizi dei Fast Animals e di J. Randall degli Agoraphobic Nosebleed. Per Bologna Violenta direi un 10 più!

29/07/16, My Bloody Valentine
Il mio viaggio si conclude con un altro gruppo davvero importante, che non posso definire se non come il baluardo dei primi anni ’90. Nati in Irlanda nel 1983, dopo un periodo di oscillazione e cambi nella band, nel 1988 donano al mondo il primo album, Isn’t Anything, accolto con notevole favore dalla critica e che contribuì ad indirizzare il genere nascente dello shoegaze. Il mio ascolto si è concentrato perlopiù su Loveless, secondo album: lisergia, suggestioni, distorsori a profusione, voci sognanti e dei testi ridotti all’osso ma significativi, direi niente male, anche se da approfondire!

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